Mamma che lavora VS mamma che non lavora

solidarietà tra mamme
per fortuna ci sarà sempre qualcuno che non giudicherà una mamma se lavora o meno: i suoi figli!

PREMESSA. Quanto scritto potrebbe urtare la sensibilità di qualche donna e mamma che inevitabilmente si sentirà inserita in una “categoria“, ma quanto andrete a leggere è soltanto frutto di una serie di riflessioni e constatazioni.

Mi rendo conto che talvolta sia proprio tra donne che manca una certa solidarietà: mamme che sembrano fare a gara tra chi è più stanca di chi, cosa ho fatto io e cos’hai fatto tu, con particolare attenzione tra le mamme che lavorano e le mamme che non lavorano, o meglio “lavorano” ma non recepiscono alcuno stipendio.

Le mamme che lavorano devono far fronte ai doveri di moglie, mamma e donna lavoratrice; le più fortunate avranno un grande aiuto anche dai propri compagni, del resto si possono ben capire a vicenda essendo entrambi lavoratori: i figli sono di tutt’e due come pure la casa in cui vivono, con tutti gli annessi e connessi che ne derivano. Quindi questa mamma avrà poteri speciali e nessuno avrà da dire se ammetterà di sentirsi stanca.

Le mamme che non lavorano sembra non abbiano alcun diritto di sentirsi stanche quando, a fine giornata, tirano un sospiro di sollievo quando finalmente cala il buio, i bimbi dormono e tutto è a posto; loro si occupano della cura dei figli, della casa e quanto ne deriva, si fanno carico delle commissioni perché essendo libere da orari di lavoro è più facile per loro gestire il tutto; ma davvero? Hanno anche loro un compagno su cui poter contare e che spesso le aiuta, ma le mamme che non lavorano vengono (erroneamente) viste come capaci di poter fare di tutto e di più, tanto non lavorano.

Ho sempre avuto l’idea, sicuramente sbagliata, che in una famiglia-tipo in cui entrambi i genitori lavorano, seppur con figli piccoli, ci si possa permettere la collaborazione domestica di una colf che svolga per lo meno una parte delle faccende di casa, alleggerendo così il da fare in casa; non sarà sempre possibile, senza alcun dubbio, e qualora non si possa contare nemmeno sull’aiuto di un parente (che so, la suocera che lava il bucato o stira o più semplicemente bada amorevolmente ai nipoti non ancora in età scolastica), sarà necessaria la collaborazione attiva di moglie e marito anche nella gestione delle faccende domestiche.

Fatto sta che non credo sia opportuno sminuire ciò che fa una mamma che non lavora, perché innanzitutto per quanto ingiusto sia, questa mamma non ha un proprio stipendio e non può essere indipendente: ci sono donne a cui sta bene tale condizione e donne a cui non sta bene affatto, e non è di grande consolazione il fatto che per la donna è più complicato riuscire a trovare (e conservare) lavoro dopo i figli. Anzi, non fa altro che ricordare quanto sia ingiusto e maschilista questo sistema del cavolo.

Sta di fatto che sembrerà la cosa più ovvia lasciare che sia la mamma che non lavora ad occuparsi della gestione della casa, ma quello che a molte persone (uomini e donne) viene difficile pensare, è che non tutte le situazioni sono uguali; ho sentito persone dire “può cercarsi anche lei un lavoro“, come se fosse talmente facile al giorno d’oggi, ma se sei fortunata di punto in bianco dovresti trovare pure chi può tenere tuo figlio (che è ancora piccino per l’asilo) perché ahimè, non sempre ci sono i nonni e l’inserimento al nido prevede un certo tipo di percorso, che non sempre può coincidere con gli orari lavorativi. Già, perché ci sono anche quelle particolari situazioni in cui sono necessari due stipendi anche solo per mandare i figli al nido.

A conclusione dei fatti care mamme, a qualunque “categoria” voi apparteniate, non sentitevi offese o giudicate ma abbiate semplicemente più solidarietà tra di voi.

 

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