Depressione post parto e sindrome di Medea: per saperne di più

rapporto di coppia nel contesto familiare
Nella mente di una neomamma si susseguono sì gioie e felicità per l'arrivo del figlio ma anche ansie, preoccupazioni e paure della più avariata natura

Dare alla luce un figlio è sì un evento naturale per una donna, ma psicologicamente possono avvenire turbamenti e cambiamenti derivanti dalla situazione del tutto nuova che ci si trova ad affrontare; non sono pochi i casi in cui le madri si sentono sole e non all’altezza della situazione, l’accavallarsi di pensieri negativi, stanchezza, stress e quant’altro possono dar origine a quella che viene comunemente definita depressione post-parto: non è detto che tutte le neomamme ne debbano soffrire ma spesso chi cade in questo vortice non se ne rende conto, fatto sta che in genere non è difficile per le persone che sono vicino rendersi conto che qualcosa non va (fatta eccezione per i veri e propri disturbi mentali, i cui segnali e sintomi non vengono subito riconosciuti) e prima che la situazione degeneri, è necessario correre ai ripari senza far ricadere però le colpe alla diretta interessata, la mamma.

Accade molto spesso che il nuovo arrivato metta a dura prova il rapporto di coppia, ma se le mamme tenessero a mente che come sono loro le genitrici lo sono anche i loro compagni, una collaborazione non apporterebbe altro che benefici: è necessario liberarsi della convinzione di poter fare tutto da sole o che noi le cose le facciamo meglio, ma apprezzare la collaborazione perché del resto “famiglia” vuol dire anche questo: ognuno ha un ruolo e l’aiutarsi l’uno con l’altro è la base, in questo modo viene data anche la giusta educazione al bambino che prenderà il tutto come la normalità delle cose.

In alcuni casi che sfociano in episodi ben più gravi, il senso di abbandono e la frustazione che ne deriva portano la neomamma a quella che viene chiamata “sindrome di Medea“: la leggenda narra che Medea, abbandonata dal suo amato compagno Giasone, uccide i loro figli per vendicarsi.

Nei casi di cronaca degli ultimi anni si è purtroppo sentito parlare di madri che hanno ucciso i loro figli, e per tutti vale la diagnosi del disturbo o malattia mentale; all’origine dei fatti accade spesso che la mamma veda nel proprio figlio l’origine di tutte le situazioni che hanno portato uno o più disagi, nella vita di coppia o nel senso di completezza della donna stessa, che non si sente soddisfatta della propria vita e non ha modo (o si convince) di esser capita da altri, specie dal proprio compagno, ma nella maggior parte dei casi è tutto frutto della sua mente: prima la gravidanza, poi il parto, danno la concezione di non esser vista più come donna e compagna ma soltanto come madre: ne scaturisce che il ruolo del compagno è molto importante, sia come marito che come padre, il rapporto di coppia va sempre mantenuto saldo con la consapevolezza che ora non si è più in due ma, dopo un periodo di rodaggio, ci si abitua anche ai nuovi ritmi.

 

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