Asilo nido: come fare per capire se i bambini sono a loro agio?

Bambini che giocano con i colori
Asilo nido: come capire se i bambini sono a loro agio?

Qualche mese fa non avrei mai detto che sarebbe stato così semplice l’inserimento al nido per il mio piccolo nano, e per quanto io desiderassi trovare la mia strada lavorativa (ma lo ammetto, anche fare una doccia in beata solitudine e che durasse più di 3 minuti e 25 secondi), il pensiero di lasciare lui, piccolo e indifeso, tra altri piccoli nani col pannolone (come il mio nano del resto) e alle maestre di cui non conoscevo gruppo sanguigno, albero genealogico, contesto politica e religione… Mi teneva un pochetto in ansia, lo ammetto.

In questi casi si può chiedere il parere di altri genitori sul come si trovano i loro figli in questo o quell’asilo nido, ma dove sta scritto che quel che va bene per uno va bene per tutti?  Come sono diversi i bambini, sono diversi anche i punti di vista di mamme e papà e siamo comunque troppo abituati a voler guardare fino in fondo a certe cose, ma che dico guardare: indagare. Solo che non c’è lente d’ingrandimento che tenga, quando si agisce così si finisce sempre col trovare qualche pelo nell’uovo. Allora come si fa a capire se abbiamo fatto la scelta giusta? La risposta è molto più semplice di quel che immaginiamo e ce l’abbiamo sotto il naso: chi meglio della mamma e del papà conosce i propri figli? Dunque il solo e semplice osservarne comportamenti e abitudini ci daranno tutte le conferme di cui tanto ardentemente abbiamo bisogno.  Ma poi, diciamocela tutta: i bimbi sono molto più bravi di noi in certe cose, a loro basta poco, anzi più farete in modo da impegnare ogni ora della loro giornata più otterrete persone programmate, senza iniziativa e con poca fantasia; considerate anche l’importanza della noia, è da lì che riescono, da soli, a sviluppare i giochi più fantastici (nel vero senso della parola).

I primi giorni “lasciavo” mio figlio alle cure delle maestre senza che lui piangesse né mi salutasse, andava via e basta, salendo gli scalini dell’ingresso e suonando il campanello; un po’ mi dispiaceva che neppure mi degnasse di un saluto, d’altro canto pensavo che era meglio quella finta indifferenza piuttosto che un pianto strappalacrime che avrebbe fatto piangere anche me, forse più di lui, a singhiozzi. Lo ammetto, senza vergogna. Dopo qualche giorno, appena riconosceva la strada della scuola, un pochino si lamentava ma non doveva essere trascinato, no! Camminava da solo, dandomi la manina, trattenendo il magone (forse pensava di avere una certa reputazione da difendere, quindi non gli uscivano lacrime) ma rimaneva tranquillo e una volta dentro, il mio orecchio appostato per sentire se piangeva oppure no non poteva mica sbagliarsi. Oltretutto devo dire che le educatrici mi avevano preparato a questa evenienza, che il bambino cioè avrebbe potuto piangere un pochino quando si sarebbe reso conto che non era una cosa momentanea e dunque a scuola ci si andava tutti i giorni: segno che sapevano già come comportarsi, hanno visto crescere molti più bambini loro che noi, rassegnatevi!

Sono passati ormai quattro mesi e mio figlio anche il sabato e la domenica chiede se può andare “a scuola, dai bimbi”…  Forse a me è andata più che bene per il suo inserimento nonostante il fatto che per due anni e mezzo è stato sempre con me ventiquattro ore su ventiquattro (perdonatemi dunque se il primo pensiero è stato quello di godermi un po del silenzio e della pace in casa, da sola!), non avrei mai creduto che sarebbe stato così semplice, ma posso darvi solo un consiglio: non allarmatevi se i vostri piccoli li lasciate in lacrime, è un passaggio normale anche quello e serve a farli crescere, evitare questa fase non fa altro che allungare il percorso del distacco; e per che cosa poi? Per i nostri sensi di colpa? Lo facciamo per il loro bene, per renderli autonomi e per permettergli di socializzare con bambini come loro, li prepariamo noi genitori e le maestre, le educatrici sono persone proprio come noi che però, avendo un ruolo diverso dal nostro, vengono viste diversamente dai nostri bimbi.  Non c’è da meravigliarsi se ad un certo punto vi sembrerà che abbiano una doppia personalità: il mio nano ad esempio al nido è un angioletto, rispetta le regole e condivide i giochi (vabbè questo già normalmente lo fa), ma con me e col suo papà fa i capricci: fa parte del normale percorso anche questo, non sono mica i primi! Con la mamma e col papà i bimbi non si sentono giudicati anzi si sentono liberi di mostrare tutti i loro aspetti e sentimenti, mentre con altri hanno una specie di innata volontà al voler fare “bella figura”: che simpatici pargoli, eh?

In conclusione per mia esperienza posso dire che non serve arrivare a conoscere tutta la dinastia delle maestre a cui affidare i nostri figli, così come non serve la scuola più costosa o quella che organizza il maggior numero di corsi e laboratori; non serve la scuola prestigiosa perché frequentata da bimbi di buona famiglia. Fidatevi dei vostri figli, perché li conoscete, e sarete in grado di valutare se la frequenza al nido o all’asilo che sia, avviene in modo armonioso e tranquillo. Non siate eccessivamente sospettosi se non c’è alcun motivo per esserlo!

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