Chiede rimborso all’ospedale per un aborto non riuscito

Chiede rimborso per aborto non riuscito
Una donna ha deciso di chiedere il rimborso all'ospedale per un aborto non riuscito

Nel Dicembre del 2013 una donna partorì suo figlio in seguito ad un aborto non riuscito effettuato al principio della gravidanza. La donna, allora trentenne, si era recata nel mese di Aprile all’ospedale San Paolo di Milano dove aveva chiesto l’interruzione della gravidanza per una serie di ragioni tra le quali la sua malattia, il morbo di Crohn, che avrebbe potuto mettere a rischio non solo la sua vita ma anche quella del bambino, nonché la situazione economica piuttosto instabile in quanto non aveva un lavoro fisso inoltre il padre del bambino non l’avrebbe riconosciuto.

L’operazione sembrava esser andata a buon fine, ma dopo circa un mese la donna capì che era ancora incinta ma, una volta recatasi all’ospedale, rifiutò di compiere nuovamente l’aborto poiché si rese conto dello sviluppo del feto e non se la sentì, inoltre l’intervento sarebbe stato decisamente invasivo.

La gravidanza è stata dunque portata avanti ma dopo il parto, le condizioni di salute della donna si sono aggravate – come riporta anche l’avvocato della stessa –  e la sua invalidità è arrivata al 50% riducendo la capacità lavorativa, che dal valore numerico di 34 è arrivata a 73% mettendo in una situazione economica alquanto difficile la donna che, oltre a se stessa, deve allevare anche suo figlio. Il tutto è aggravato dal fatto che ad oggi la donna è disoccupata ed ha ricevuto lo sfratto, non essendo riuscita a pagare l’affitto da quando, ancora incinta, ha perso il lavoro.

Sono queste le ragioni che hanno portato alla richiesta di 200 mila euro di risarcimento nonché a un assegno di mantenimento, ma l’azienda ospedaliera ha rifiutato, ritenendo giusto il comportamento dei suoi medici professionisti (mi chiedono come si possano definire professionisti questi soggetti che non si sono resi conto dell’errore che avevano commesso); sarà dunque la legge a stabilire come si dovrà procedere.

Credo che prendere la decisione di abortire sia davvero difficile, una decisione che ci si porta dentro per tutta la vita e da un lato ammiro questa donna che, una volta appurato lo sviluppo del figlio che portava in grembo abbia deciso di portare avanti la gravidanza nonostante le mille difficoltà e il fatto che fosse sola in questa situazione; ma è pur vero che per crescere un figlio non bastano affetto e amore, ma c’è bisogno di un tetto sulla testa, di cibo, vestiti, di mandarlo a scuola e senza un lavoro è molto difficile renderlo possibile.

Spero che la legge sia davvero in grado di stabilire cosa sia effettivamente giusto e ad ogni modo questa donna ha il diritto di crescere suo figlio in modo dignitoso, ma mi rendo conto che nel nostro Paese non sempre viene seguita la strada del giusto.

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