Desiderare il meglio per il proprio figlio: cosa significa esattamente?

desiderare il meglio per il futuro dei nostri figli
Desiderare il meglio per i propri figli non sempre significa spingerli e forzarli a soddisfare le nostre aspettative

Qualche tempo fa parlando con una mia parente che non ha ancora figli, ci siamo imbattute in una divergenza d’opinioni: quella che riguarda le speranze per il futuro dei propri figli.

Il discorso si è subito incentrato su quanto sia importante lo studio, purchè produttivo, nel corso degli anni; ecco, io ho espresso liberamente il mio pensiero, e cioè che spero per mio figlio che un giorno riesca a inserirsi senza troppe difficoltà nel mondo del lavoro, e se questo vorrebbe dire non proseguire gli studi non sarebbe certo un problema per me.

Questo mio pensiero deriva dal fatto che al giorno d’oggi, i giovani laureati qui in Italia (spesso) fanno fatica a trovare un lavoro, oppure la gavetta è lunga e difficile, talvolta si accontentano di lavorare e avere uno stipendio (anche se parlare di stipendio in molti casi è un parolone) anche accettando mansioni che seguono una strada diversa dal loro percorso di studi o addirittura lasciano l’Italia per un lavoro migliore all’estero.

Non ho certo detto che se mio figlio dovesse mostrare interesse e attinenza per lo studio sarò io a fermarlo, ma se dovesse optare per una scelta diversa non sarò io a vietarglielo: sarebbe un’esperienza di crescita anche questa.

Dire “mio figlio dovrà studiare” equivale, a mio avviso, a prendere decisioni al suo posto o desiderare per lui quello che noi stessi dalla vita non abbiamo avuto/ottenuto; è la stessa cosa quando si propongono al bambino lezioni di pianoforte pur non essendone portato o iscriverlo al calcetto perché piace tanto al papà: vedete crescere i vostri figli e portate avanti quelle che sono le loro attinenze, perchè le cose fatte senza interesse non hanno mai portato da nessuna parte.

Dunque, se mio figlio un giorno dovesse preferire inserirsi nel mondo del lavoro imparando un mestiere piuttosto che proseguire gli studi (parlo della scelta di una facoltà universitaria, non della scuola dell’obbligo che quella, caspita, è sacrosanta!), dovrei essere additata come una cattiva madre?

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