Si dice che fare il genitore sia il mestiere più difficile al mondo. Quanto è vero…

Fare il genitore non vuol dire fare l'amico dei propri figli
Essere bravi genitori non significa essere semplicemente amici dei propri figli

Non esiste un modo giusto o sbagliato per fare il genitore; molto spesso prendiamo decisioni in base a quello che sembra più appropriato fare in una determinata circostanza ma sono sicura che un po’ tutti poi ci chiediamo se abbiamo fatto bene oppure no. Ci si affida al buon senso, ma il nostro buon senso può essere ben diverso da quello di altri genitori nonché di pedagogisti che conoscono bene la materia (ma molto spesso mettere in pratica certe teorie è tutt’altro che semplice).

Fare il genitore non significa diventare amici dei propri figli

Mi son sempre detta che avrei cercato di essere amica dei miei figli perché vorrei che parlassero con me dei loro problemi, delle preoccupazioni, delle speranze e dei sogni per il futuro… Ma soprattutto sapere delle amicizie, dei loro comportamenti e di quali princìpi e valori si faranno portatori; allo stesso tempo però mi rendo conto che da genitore non è consigliabile mettersi alla pari del proprio figlio, è bene infatti che esistano dei ruoli e rimanere in essi: il padre e la madre fanno i genitori, i figli fanno i figli.

Penso che i miei genitori abbiano fatto un buon lavoro crescendomi con sani princìpi e valori solidi, ma rapportare il mio vissuto a quello che vivrà mio figlio è ben diverso: fortuna che è ancora piccoletto, ma sono mi viene già l’ansia a pensare a quando si avvicinerà all’adolescenza, quando ci si vuole sentire parte di un gruppo e si viene influenzati dalle compagnie…. Voglio ben sperare che l’educazione che gli stiamo dando lo renda forte di carattere e capace di decidere autonomamente.

Non aspettiamoci che i nostri figli siano uguali a come eravamo noi da piccoli

Altro errore piuttosto comune è quello di paragonare comportamenti e caratteri dei nostri figli a quello che eravamo noi da piccoli; potranno senza dubbio esserci delle similitudini ma come ognuno di noi è un’entità a sé, così funziona anche per i bambini; se io da piccola ero una bimba tranquilla non è detto che i miei figli lo saranno altrettanto.

Quando i figli sono piccoli ci vuole tanta, tantissima pazienza per spiegare loro quali comportamenti sono da prediligere e quali no. Io stessa mi sento una madre piuttosto incapace quando il mio nano fa quelli che chiamo “capricci inutili”: è capace di piagnucolare, mettersi a terra e impuntarsi dimenandosi come un matto quando cerco di spiegargli con calma che quello non si fa o quello non si può avere e il più delle volte mi sento gli occhi della gente puntati addosso.

Non faccio che ripetermi che anche loro sono (o saranno, o sono stati) genitori, cerco di stare tranquilla e di non urlare perché non voglio dare spettacolo delle mie doti canore da soprano, ma quant’è dura certe volte!

Già, e quando poi crescono? Molti esperti dicono di non trattare i figli adolescenti come adulti né come bambini, sono in una particolare fase intermedia in cui è necessario sia dargli fiducia che responsabilizzarli, fare in modo che diventino autonomi: un po’ come dire che in questa fase si dovrebbero vedere i frutti dell’educazione che gli abbiamo dato finora.

Insomma, come mamma cerco di ripercorrere quello che ho vissuto da figlia e apportarlo alla mia vita di adesso, ma dall’altra parte: ossia fare il genitore. E speriamo bene…

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