Islanda e calo della sindrome di down: è possibile abortire oltre la sedicesima settimana

donna in gravidanza dal dottore
ormai in media nascono uno o due bambini con la sindrome di down.

La maggior parte delle donne islandesi che al test prenatale scopre di avere un feto con anomalie cromosomiche, decide di interrompere immediatamente la gravidanza. Infatti ormai in media nascono uno o due bambini con la sindrome di down.

E’ grazie ai nuovi screening, che essendo poco invasivi, che ormai quasi il 90% delle donne incinte decide per una diagnosi prenatale.

In Islanda, la legge dice che si può effettuare un’interruzione di gravidanza anche dopo le sedici settimane nel caso si riscontrino anomalie nel feto. Nel caso in cui una donna debba affrontare questa decisione, viene supportata da psicologi. “Pensiamo all’aborto come a qualcosa che ponga fine a quelle che potrebbero essere grandi difficoltà, prevenendo sofferenza per il bambino e la famiglia”, ha spiegato la psicologa Helga Sol Olafsdottir.

Ovviamente non sono mancate le critiche a questa “tendenza”  e sono numerose le persone che hanno assunto un atteggiamento fortemente critico in merito a questa decisione. Come la scrittrice e blogger Martina Fuga, che In merito al tema Islanda e calo della sindrome di down, commenta dicendo: “Da mamma queste notizie sono un colpo al cuore. Non può essere la scelta sociale di un Paese. È giusto poter decidere, ma conoscendo. Come sarebbe bello se si lavorasse su una cultura dell’inclusione e sulla ricerca per avere un mondo migliore“.

Si parla sempre più spesso della libertà di scelta, del fatto che una donna debba avere la possibilità di decidere se portare avanti o meno una gravidanza senza per questo doversi sentire giudicata, ma secondo voi questa “tendenza” è giusta?

 

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