La fase “è mio!”: ma quanto dura??

La fase è mio è tipica dei bambini piccoli, ma con il tempo e l'aiuto dei genitori riusciranno a superarla senza troppi traumi!
La fase è mio! è tipica dei bambini piccoli, ma con il tempo e l'aiuto dei genitori riusciranno a superarla senza troppi traumi!

Avete presente quella tenera fase in cui i nani si apprestano a diventare bambini e tutte le cose, talvolta anche le persone a loro più vicine, diventanoproprietà privata per questione di principio? ah! Che tenera, tenerissima fase…

Se pensate di avere figli immuni a questo tipo di comportamento, nel 99% dei casi cambierete idea ma pensate che è soltanto una fase, come tutto del resto, solo che per alcuni bimbi dura un bel po’. A volte sembra che imparino a dire “mio” prima ancora di mamma e papà e tutto (TUTTO) in casa, fuori casa, al nido o all’asilo diventa di loro proprietà; succede anche con le persone, ad esempio se il papà o la mamma giocano o prendono in braccio un altro bambino, ecco che il figlio si avvicina all’adulto in questione tirandolo per il braccio o per i vestiti e pronuncia a ripetizione “è mio! E’ mio”: in questi casi è opportuno spiegare al piccolo che sì, noi siamo la sua mamma o il suo papà e sempre tali resteremo, che non abbiamo intenzione di lasciarlo da solo o che all’altro bimbo/a vogliamo più bene, insomma rassicurare sul fatto che non abbiamo la benché minima intenzione di adottare l’amichetto o il cuginetto ed evitare di alimentare inutili gelosie, perché queste cose i nani non le dimenticano facilmente!

Diventa un po’ più difficile quando arriva un fratellino o una sorellina e il primogenito si vede invadere non solo gli spazi, ma anche ridurre il dempo dei genitori che prima aveva tutti per sé; qui è bravura del papà e della mamma cercare di ridurre al minimo la gelosia nei confronti del nuovo arrivato coinvolgendo il più grande nella cura del più piccolo: “vuoi prendere un pannolino, così cambiamo la sorellina?“, “mettiamo l’acqua nella vasca, che prepariamo il bagnetto?“.

Può capitare che, vedendo i coetanei che usano e prendono i suoi giocattoli (ma vale anche nei confronti di bimbi più piccoli o più grandi), si precipitino a strapparglielo dalle mani e, qualora la questione non si riuscisse a risolvere pacificamente tra di loro, un adulto può spiegare che quello è sì il loro giocattolo, ma l’altro bambino vuole soltanto giocarci un po’ per cui glielo si potrebbe prestare temporaneamente. Che la cosa venga ben accolta o meno, dipende dal caratter(ino) del nano in questione: non penserete mica che tutti i bambini sono uguali? O che vista la tenera età, non abbiano ancora sviluppato il loro carattere?

Come per tutte le cose che riguardano i bambini ci vuole tanta, tanta pazienza perché è una fase che passerà, ma quando la si vive sembra una fase davvero lunga e interminabile… Che duro mestiere, quello dei genitori!

 

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