Il mio primo indimenticabile parto

nascita del primo figlia
la nascita del mio primo figlio

La mia gravidanza è stata davvero spettacolare, fortunatamente senza nessun problema per il pargoletto che portavo in grembo, ma con 7 mesi di vomito, tutti i giorni, più volte al giorno, in qualsiasi posto e in ogni circostanza: ecco, isono uno di quei casi in cui in gravidanza non prendi peso ma lo perdi, e dopo il parto non vi dico che silouette (vi dirò, la mia fortuna è stata quella di avere qualche chiletto in più già prima di rimanere incinta, quindi il bambino cresceva ‘na bellezza e intanto io non riuscivo a sopportare manco una mela nello stomaco).

Ma lasciamo stare i dettagli, quello che oggi voglio raccontarvi è il mio fantastico parto. Correva l’anno 2015 e secondo la ginecologa il termine sarebbe stato l’8 di luglio, ma ovviamente il mio piccolo sapeva che al di fuori del liquido amniotico c’era troppo caldo, quindi preferiva rimanere lì e la ginecologa ha optato per il ricovero qualche giorno oltre il termine, perchè la placenta cominciava ad invecchiare per tentare il parto naturale tramite induzione. Non potrò mai dimenticare il dolce risveglio alle 6 di quel mattino da parte di un’ostetrica che mi pianta un oggetto fino a quel momento a me sconosciuto nel didietro, giusto perché lo stomaco doveva essere vuoto; non sapeva lei che avevo già vomitato e quindi più vuoto ancora era difficile, nella mia pancia c’era solo mio figlio.

Ma come se non bastasse, oltre al popò dovevano far visita con un siringone anche sul mio bel davanti, perché quello era il metodo previsto per la mia induzione al parto.

Ah, ho dimenticato di raccontarvi un dettaglio: la mia pancia dai tre giorni precedenti era tutta laterale; evidentemente il mio bambino stava comodo appoggiato tutto sul rene. Ma son dettagli anche questi.

Tornando a quel fantastico giorno, una volta piantato il siringone (ergo: una volta avviata l’induzione al parto), per qualche ora tutto tranquillo, il bambino non si era mosso di una virgola, poi l’ostetrica dopo un’attenta visita col consenso della ginecologa mi rompe le acque (eh già, anche quelle erano ancora tranquille, mare calmo, calmissimo). Sapete qual è la sensazione una volta “rotte le acque“? Non ve la so spiegare neppure io, sentivo solo getti e zampilli che mi venivano fuori senza controllo.

Le contrazioni a quel punto non tardano dal farsi sentire e mi trasferiscono in una sala col macchinario del tracciato posizionato sul mio bel pancione, ma l’ostetrica spiega a me e a tutta la ciurma di parenti stretti che aspettavano fuori, che quelle non erano ancora contrazioni “buone” per il parto. Eccerto che non erano buone, non avevo neppure detto ancora una parolaccia! Ad ogni modo il tempo passa, e passa, e dal tracciato ancora niente, e dall’ecografia ancora niente, e la visita interna diceva che la mia dilatazione era di quattro centimetri; ricordateli bene questi quattro centimetri.

Uno per volta venivano a turno a darmi la manina per farsela stritolare un po’, in serie: mio marito, mia zia, un’altra mia zia, mio padre, le mie due cognate (incinte anche loro), mia suocera, poi non ricordo più a chi ho iniziato a torcere le mani, fatto sta che quando non avevo una mano a portata di mano, mi stringevo alle sbarre del lettino.

Il cellulare di mio marito squillava agli stessi intervalli delle mie contrazioni che non erano ancora buone, ma col cavolo se non si facevano sentire; ad una delle telefonate io ero in pieno urlo di Tarzan mentre va di liana in liana e mia sorella, dall’altra parte del telefono, comunica a mio marito che avrebbe preso il primo treno per venire a Napoli (lei vive a Milano).

Scende la sera, fuori si fa buio, io intervallo strillini e vomitini e stritolate di mano, quel povero marito pareva stesse partorendo pure lui ma per la notte non gli era permesso di rimanere a meno che non avessimo preso la stanza privata, cosa che rifiutai e rimase con me mia zia, santa santissima zia mia. Quello che ricordo benissimo sono le parolacce uscite dalla mia bocca e indirizzate all’ostetrica di turno; non ne posso scrivere nemmeno una, ma sarete brave a immaginarle.

Verso le 2 di notte finalmente il ginecologo mi visita ma appena poggia la mano istintivamente gliela sbatto via come se m’avesse dato una scossa, e allora mi chiese da quanto tempo non urinavo. A stento ricordavo, ma l’ultima volta che avevo fatto pipì era alle 6 di quel mattino; mi dice che erapassato troppo ed era pericoloso, quindi per farla breve dovevo pisciare: per evitare di farmi alzare e perdere liquido, volevano farmela fare in quel simpatico attrezzo apposito, ma non mi stimolava tanto quella pala e quindi piano piano mi alzai e con l’aiuto di mia zia andai in bagno. Sappiate che in certi casi non avete manco più il senso del pudore.

Il dolore dopo quella simpatica scenetta della pipì, devo dire, si placò leggermente, ma la situazione era sempre quella: i quattro centimetri erano sempre quattro, il bambino stava bene ma di nascere non ne voleva sapere. Credo che quella notte non fu lunga solo per me ma anche per il primario, o forse gli feci troppa pena, perché riuscii a farmi promettere che se durante la notte non avessi partorito, l’indomani mattina avrei avuto il cesareo; di prassi l’induzione al parto viene fatta per un massimo di tre volte a distanza di 24 ore l’una dall’altra, ma il pensiero mi terrorizzava come anche il fatto di aver perso liquido. Indovinate un po’ come andò a finire?

Il mattino dopo mi prepararono per il cesareo, fece in tempo ad arrivare anche mia sorella, e dovevo stare parecchio male perché ricordo che chiesi conferma del fatto che mi avrebbero fatto l’epidurale; una volta sotto i ferri fu un sollievo, feci un altro vomitino mentre ero lì, poi sentii il pianto e poco dopo mi fecero vedere quell’esserino tutto sporco, un po’ grigio e piagnucolante, ma in quel momento era bellissimo. Eh si, stavo male assai.

Ecco come è venuto alla luce quel simpaticone di mio figlio: forse non è stata una passeggiata ma sicuramente c’è chi ha patito ancora di più perché ogni parto è una cosa a sé, ma l’amore di una mamma è talmente grande da riuscire a metter da parte tutto il dolore pur di provare la gioia grande di mettere al mondo un figlio.

 

 

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