Ogni bambino ha (davvero) i suoi tempi per imparare a camminare e a parlare

bimbo su giostra al parco
ogni bambino ha i suoi tempi per sviluppare le capacità motorie e del linguaggio, ma un genitore deve anche ammettere se nota dei ritardi in questi sviluppi

Ogni bambino ha i suoi tempi per imparare a camminare e parlare, ma se doveste notare in vostro figlio un ritardo eccessivo nello sviluppo di queste abilità, non fingete che vada tutto bene: non lo aiuterete in questo modo

Da quando è nato mio figlio ho potuto constatare quanto effettivamente il tempo passi in fretta: vedere tutti i suoi cambiamenti, i progressi, le cose che ha imparato a fare più o meno da solo, sono tutte cose che mi fanno capire che sta crescendo.

Tra un po’ compirà due anni e devo dire che ammetterlo mi fa venire il magone, credo che noi mamme siamo un po’ così, con tutto che siamo mamme infami. In realtà vedere che loro crescono vuol dire ammettere che noi invecchiamo, ecco.

Ad ogni modo un genitore dev’essere obiettivo ed ammettere innanzitutto a se stesso se il proprio figlio mostra un qualsiasi ritardo ad esempio nel camminare, nel parlare, nello spannolinamento o nel movimento: capirlo a tempo debito dà modo di intervenire quanto prima e fare approfondimenti, rivolgersi ad esperti per sapere se ci sono problemi di fondo o se semplicemente per il bambino non è ancora il tempo, ma presto succederà.

In molti, moltissimi casi sono proprio i genitori a non voler ammettere che il proprio figlio rispetto alla norma non è capace di fare certe cose; ho nipoti e figli di amici che fin da piccoli hanno frequentato il nido ed ho palesemente notato la differenza, che sia nella capacità di linguaggio o nel rispetto delle regole.

Mio figlio ha molto ben sviluppate le capacità motorie, da quando ha cominciato a camminare non si è più fermato di fronte a niente, è capace di superare ostacoli che bimbi più grandicelli di lui non sono in grado di oltrepassare ed è autonomo in tante cose, a detta anche di altri genitori che hanno figli più grandi di lui; ma di parlare ancora non ne ha voglia, e dico che si tratta di volontà perché quando vuole sa dire paroline anche “complicate”, ma in linea di massima lui si stanca, io dico che è nato stanco mio figlio.

L’importante è sapere che le capacità ce l’ha, ma se dovesse avvicinarsi ai 3 anni e il suo linguaggio ancora non dovesse essere piuttosto vario e più complesso, suo padre ed io saremo in grado di ammetterlo senza problemi (come in realtà siamo in grado anche adesso, ma non è ancora il tempo considerato come tempo limite) e ci rivolgeremmo magari a chi di competenza, ad esempio un logopedista: sono persone competenti ed esistono apposta.

Questo perché sono una madre che vuole aiutare davvero suo figlio a crescere, ammettendo se c’è un problema e non pensando che mio figlio sia limitato o incapace ma semplicemente che ha bisogno di un input che non ha avuto ancora.

Sono sicura che in cuor proprio una mamma e un papà notano certe cose ma semplicemente non vogliono ammetterlo, ma per quanto è vero che ogni bambino ha i suoi tempi è vero anche che c’è un’età per cui certe cose debbano essere in grado di farle, quindi cari genitori, aprite bene gli occhi (e le orecchie) se necessario, farete solo del bene ai vostri figli.

 

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